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NOTIZIARIO N. 11  annata 2009/2010

le notizie

PROSSIMI IMPORTANTI APPUNTAMENTI

Napoli e costiera amalfitana – Gemellaggio 13-16 maggio 2010

Vi ricordiamo che l’incontro con i Club gemelli di Nanterre e di Quebec  si terrà a Napoli dal 13 al 16 maggio 2010. Molte, ma non moltissime le adesioni. Chi fosse interessato può richiedere il programma dettagliato alla Segreteria.
Il termine per la prenotazione è prossimo alla scadenza. Vi preghiamo di prenotare e confermare al più presto presso la Segreteria del Club.

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Torneo di Burraco

Corinna e Alessandro Rossi , vi invitano a partecipare al torneo di Burraco, che si terrà il giorno
6 marzo 2010, ore 15
presso Villa Orsi, Centergross, Funo (Bologna)
Il ricavato permetterà di curare i bimbi malati dei villaggi nel distretto di Iringa in Tanzania.
Contributo di partecipazione euro 25.
Primo premio 3 notti a Londra, in Hotel a 4 stelle.
Altri ricchissimi premi verranno attribuiti in base alla graduatoria.
Per informazioni e iscrizioni: 335-8259494.

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Ci mandano i saluti
da Manchester il nostro Segretario Pier Giuseppe Montevecchi
e da S. Martino di Castrozza gli Amici Lionello e Irene Gandolfi

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Relazione della serata di lunedì 25 gennaio
Prof.ssa Marcella Emiliani: Il labirinto della memoria, Israele e la Shoah

Il Presidente Pezzi introduce l'ospite: "la relatrice di questa serata non ha certo bisogno di presentazioni: Professore associato confermato in materia di STORIA E ISTITUZIONI DELL'AFRICA, è specializzata nelle vicende arabo palestinesi, giornalista e autrice di numerose pubblicazioni sul Medio Oriente e i paesi africani. Consulente del Centro Studi del Ministero della Difesa. Il Presidente fornisce alcune note biografiche della relatrice e presenta il suo vasto curriculum (visitabile sul sito ufficiale: http://www.unibo.it/docenti/marcella.emiliani ).
L’argomento scelto dal nostro Presidente, di estrema attualità e certamente coinvolgente da un punto di vista umano e politico, riguarda la giornata della memoria. Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. In ricordo di quell'evento, l'ONU con una propria risoluzione  e la Repubblica italiana con  Legge dello Stato riconoscono il giorno 27 gennaio come "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati (Art.1 legge n. 211 del 20 luglio 2000).
"Il taglio della relazione è particolare perché ci porta dentro alla visione della memoria non dal punto di vista degli “altri”, del mondo, ma dal punto di vista interno, degli israeliani, approfondendo l’analisi di come la memoria è vista da chi ha subito quell’esperienza: per loro la memoria serve per costruire l’unità nazionale e l’identità di coesione della giovane nazione nata nel 1948 dopo che, nel 1947, la Gran Bretagna , provata dalla guerra mondiale e da una serie di attentati, decise di rimettere il Mandato palestinese nelle mani delle Nazioni Unite, cui venne affidato il compito di risolvere l'intricata situazione e dopo che l'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), a seguito della risoluzione ONU del 25 novembre 1947 n. 181, che raccomandava la spartizione del territorio conteso tra uno Stato palestinese, uno ebraico e una terza zona, che comprendeva Gerusalemme, amministrata direttamente dall'ONU, detto le sue proposte sulla suddivisione, votate non all’unanimità, osteggiate dal mondo arabo e seguite, come tutti sappiamo, da un'ondata di violenze senza precedenti da parte dei gruppi militari e paramilitari sionisti che sfociarono nella proclamazione dell'indipendenza dello "Stato ebraico in terra di Israele", avvenuta tra il 14 ed il 15 maggio 1948 da parte di David Ben Gurion, capo del governo ombra sionista.
La relatrice ci porta al cuore della concezione interna di questo paese con le sue leggi fondamentali; anzitutto la definizione di chi possa essere detto “ebreo”; solo dopo lunga discussione la legge fondamentale emanata definisce ebreo colui che nasce da madre ebrea. Il periodo che segue la proclamazione d’indipendenza è caratterizzato da 5 ondate di immigrazione di persone che erano e sono molto differenti tra loro: si pensi alle persone che provengono dalla penisola iberica prima e dall’Europa occidentale poi (sefarditi), quelli dall’ex Unione sovietica, dalla Turchia e dall’Etiopia (falasha): per non scontentare nessuno tutti dovettero imparare una nuova lingua, l’ebraico nuovo differente dalla lingua utilizzata dai padri ebrei della diaspora.
E’ noto a tutti ciò che gli ebrei hanno subito fin dal II secolo dopo Cristo: il governo centrale romano, nel 132 d.C. fece annientare 600.000 ebrei e ne disperse gli altri (Diaspora), che da questo momento cominciano ad essere visti come un popolo senza patria; l’antigiudaismo (persecuzione degli ebrei non convertiti che viene meno in presenza di conversione) e l’antisemitismo (persecuzione della razza) sono ricorrenti nel tempo ed arrivano al cosi detto “evento finale” (presagito dai sionisti) che iniziò il 28 marzo 1933, quando la direzione del partito nazista emanò un’ordinanza mediante la quale venivano stabiliti i modi e gli scopi della campagna antisemita e proseguì con l’emanazione delle leggi di Norimberga per culminare nella “notte dei cristalli” (9-10 nov 1938), durante la quale i nazisti distrussero negozi, incendiarono case e sinagoghe e profanarono i cimiteri ebraici e nello sterminio degli Ebrei pianificato da Hitler nei campi di concentramento, i cosiddetti lager, che costò la vita a sei milioni di persone.
Dal 1942 si parla anche di “olocausto” anche se molti non ritengono che tale termine, adattato solo dai canali mediatici d’informazione (molto spesso rivolta solo a far colpo sui lettori), sia confacente: in greco il termine si riferiva a sacrifici di animali uccisi e bruciati sull'altare del tempio per compiacere un Dio; ciò di cui stiamo parlando non presuppone nessun sacerdote che propizia un sacrificio per un Dio; molto più pregnante il termine “Shoah” che è un termine ebraico e significa “desolazione, catastrofe, disastro”.
La relatrice suddivide il periodo storico di discussione interna del popolo ebreo nei confronti della memoria in quattro fasi:
Memoria contestata (dal 1948 al 1961 con il processo a Adolf Eichmann, ufficiale superiore delle Ss, organizzatore dello sterminio degli ebrei, che era stato sequestrato da agenti segreti israeliani a Buenos Aires nel maggio 1960): in questo periodo la divisione all’interno del popolo ebreo è fortemente caratterizzata da un lato da chi, come Ben Gourion, voleva un processo legato alla funzione di terapia collettiva nei confronti degli ebrei che erano stati lontani dagli accadimenti europei e chi, invece, come i sopravvissuti, provava orrore, senso di colpa vergogna; molti israeliani si sentivano colpevoli per avere lasciato l'Europa prima della catastrofe, e persino per avervi abbandonato i loro cari.
Memoria nazionalizzata (1961 – 1980): il processo Eichmann ha segnato l'inizio di una riflessione grazie alla quale il genocidio, sentito inizialmente come un trauma, si è trasformato in memoria nazionale istituzionalizzata, per diventare alla fine una componente fondamentale dell'identità d'Israele, della sua cultura e della sua vita politica. Oggi la maggior parte degli israeliani si considera sopravvissuta al genocidio, anche se le famiglie provengono dal mondo arabo. I viaggi sui luoghi dello sterminio in Polonia fanno parte del cursus di ogni liceale.
Memoria privatizzata (1981 – 1986): La memoria e la Shoah vengono utilizzate per cercare di raggiungere un’unità nazionale anche se il dibattito non è affatto chiuso.
Memoria strumentalizzata (1987 con l’apertura e la divulgazione degli archivi nazionali fino ai giorni nostri): In questo periodo il popolo prende coscienza del fato che la storia che gli è stata raccontata è fatta di un mito piuttosto che di verità; viene fuori nuovamente ciò che è la vera essenza del popolo ebreo; Israele è diventato assieme più ebreo e più americano. Contrariamente a quanto sognavano i padri fondatori, la maggior parte degli israeliani si è tornata a mischiare ai “gentili”, al popolo americano, mangia al Mc Donald di Gerusalemme, usa internet più di tanti altri paesi sviluppati, dipende economicamente dagli USA per oltre il 30% delle risorse mentre i fondamentalisti (che peraltro vivono nella 47a di New York) continuano a pensare che anche la Shoah sia una punizione di Dio perché, in definitiva, è stato il popolo a crocifiggere Gesù.
Veramente interessante questa ricostruzione storica della “Memoria” vista dall’interno del popolo degli ebrei.
Mi sia consentita però una notazione che la coscienza personale mi impone quale Uomo prima e Rotariano poi:
Oggi a noi può sembrare impossibile e incredibile che possano essere successi quei fatti e che donne, uomini e bambini di un intero popolo siano stati perseguitati, torturati e uccisi nei campi di concentramento e nelle camere a gas: ma è tutto tragicamente vero e ogni uomo appena ragionevole deve vergognarsi ancora oggi di quello che successe.
E non dobbiamo pensare che i nazisti e i fascisti fossero tutti dei pazzi: sarebbe troppo facile liquidare lo sterminio accusando uno o due pazzi responsabili. I loro capi erano persone istruite ed anche intelligenti: sapevano quello che avevano deciso di fare. Lo sapeva Hitler e chi stava al suo fianco, lo sapeva Mussolini e il Re d'Italia che firmarono le leggi razziali per perseguitare gli Ebrei italiani. Lo sapevano tutti coloro che obbedirono a quelle leggi sbagliate e crudeli.
Il "GIORNO DELLA MEMORIA" che viene celebrato ogni 27 gennaio, nella nazione e nelle scuole, serve proprio a non dimenticare le sofferenze di allora, per saper scegliere di evitare nuove sofferenze oggi, ad altri popoli e ad altre persone, in qualsiasi parte del mondo.

Naturalmente solo un grande e sentito applauso, accompagnato dai saluti del nostro Presidente e dall’immancabile ricordo consegnato, poteva essere la giusta conclusione della bellissima relazione.
 
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Curiosando … nell’ironia      a cura di P.S.  

Quando il sommo Michelangelo era impegnato ad affrescare la Cappella Sistina aveva continuamente fra i piedi  il Maestro delle Cerimonie  Vaticane che lo tormentava con domande inutili o con suggerimenti che l’artista si guardava bene dall’eseguire.
Costui, tale  Messer Biagio da Cesena, vedendo che i suoi consigli venivano regolarmente ignorati aveva preso in odio Michelangelo e non perdeva occasione, spalleggiato da alcuni Cardinali, per metterlo in cattiva luce presso il Papa, cercando di fargli perdere la commissione  e di farlo sostituire da un altro pittore, centrando in particolare le  malevoli critiche sul  fatto, secondo lui sacrilego,  che nel capolavoro gli angeli non hanno le ali  ed i Santi non hanno le aureole.
Michelangelo era informato di questa guerra segreta che gli faceva il Cerimoniere  e alla fine si vendicò dipingendo, alla figura di Minosse, il viso  con le fattezze di messer Biagio.
Quando l’invidioso e stupido individuo se ne avvide, pensò che questo affronto fosse talmente grave  da far finalmente  perdere il posto al coriaceo pittore, e corse dal Papa chiedendo di far rifare subito la figura e di cacciare poi il sacrilego dipintore.                 
Paolo III scese nella Cappella Sistina, guardò e rimirò il capolavoro, poi si girò verso il Cerimoniere e gli disse che non avrebbe potuto far proprio nulla: < Se ti avesse messo nel Purgatorio – spiegò allo sbalordito citrullo – avrei  fatto di tutto per poterti aiutare, ma Michelangelo ti ha purtroppo messo all’Inferno e, come certamente  sai, nell’Inferno “nulla est redemptio” >.
La figura così rimase ed è tuttora visibile per chi guarda il dipinto, nell’angolo in basso a destra.

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Relazione della serata di lunedì 8 febbraio
Prof. Adriano Baccilieri: Come l’Arte migliora la vita delle Comunità - Riflessioni brevi e sparse sull’arte, l’altro e gli altri

Terminata la cena il Presidente ha introdotto il relatore della serata, Prof. Adriano Baccilieri (adbaccilieri@tin.it), docente di Filosofia e Storia e dell’Arte presso l’Accademia di Bologna il cui ampio profilo biografico è reperibile all’indirizzo:

http://www.accademiabelleartibologna.it/it/docenti_scheda.asp?id=56

Argomento della relazione: “Come l’Arte migliora la vita delle Comunità”.
La fugace rassegna del relatore ci porta anzitutto a farci comprendere che il bene “Arte” è universalmente riconosciuto dai popoli tanto che ci viene mostrato uno spezzone del film “Il treno” (1964 diretto da John Frankenheimer. Con Burt Lancaster, Michel Simon, Jeanne Moreau, Paul Scofield) preso come spunto per dire che anche un piccolo ferroviere francese, membro della Resistenza, si adopera in ogni maniera per evitare che il cospicuo patrimonio di opere d’arte trafugate finisca nel paese nemico.
Poi, coadiuvato da due allievi e da tante diapositive, è tutto un susseguirsi di analisi di opere significative che, a partire dalla seconda metà del ‘400 con Piero della Francesca, passando per Vermeer, Giorgione, Michelangelo detto “Caravaggio”, Rigaud, toccando le punte del romanticismo per arrivare ai più moderni Rossetti, Picasso, Giacometti, Bacon, tutti sono accomunati da un unico universale messaggio: l’Arte trasmette ciò che è la vita, quella tipica delle singole comunità nelle quali si incarna e confonde, quella della gente comune come delle caste privilegiate, quella delle tradizioni e delle radici, naturalmente ognuna espressione del pensiero e delle sensazioni del suo autore ma sempre finalizzate ad integrarsi e migliorare la vita stessa delle comunità intese come moltitudine di individui. In un breve lasso di tempo espositivo è stato come gironzolare in un grande museo della pittura o come sfogliare un bellissimo catalogo di opere senza tempo che possono donare delle sensazioni e degli arricchimenti in un settore della cultura che ci è stato illustrato con la maestria di un fine “pensatore e filosofo” che dà lustro alla nostra locale Accademia.
Dopo la breve ma interessantissima relazione meritato è stato l’applauso che ha accompagnato il saluto ed i piccoli ricordi che il nostro Presidente ha consegnato al relatore al termine della cordiale serata.

le conviviali

RIUNIONE CONVIVIALE  CON FAMILIARI ED OSPITI
- Lunedì 15 febbraio 2010 -
- Prof. Giovanni Baldi: Lo IOR, il futuro della ricerca:
 il nuovo Research Innovation Technology nel Tecnopolo della città -

Il professor Giovanni Baldi, ospite della nostra serata in qualità Direttore Generale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, è, anche e soprattutto, un amico rotariano ed ha un curriculum vitae di tutto rispetto, curriculum che il nostro socio ed amico Roberto Giardino ha rapidamente presentato ai partecipanti alla serata.
Il futuro dell’Istituto ortopedico  Rizzoli ha le radici nella storia dell’ospedale.
Il professor Baldi ha dunque ripercorso le fasi salienti dell’Istituto Rizzoli, che rappresenta senz’altro una punta di eccellenza per la nostra provincia, a partire dalla sua fondazione, alla fine del 1800, grazie alla donazione del suo patrimonio da parte del grande clinico chirurgo Francesco Rizzoli che ne individuò la sede presso l’ex Monastero di San Michele in Bosco.
Il punto saliente del successo e dell’importanza dell’istituto Rizzoli è sempre stata la tecnologia all’ avanguardia di cui era dotato sin dall’inizio della sua attività (a soli quattro anni dalla scoperta dei raggi X il Rizzoli disponeva già di una camera per radiografie); tra i personaggi di rilievo per la storia del Rizzoli, il professor Baldi ha citato Alessandro Codivilla, Vittorio Putti, Mario Campanacci. Ma il Rizzoli costituisce per la città di Bologna anche un immenso patrimonio culturale e monumentale, grazie alla sua sala della biblioteca (
la Biblioteca Umberto I ) riccamente decorata ed alla grande raccolta di volumi nell’ambito della medicina ortopedica che vi sono custoditi; altrettanto vale per altre sale di grande valore storico ed artistico aperte alla visita su richiesta.
Il Rizzoli diventa nel 1981 Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (rientrando così tra i cosiddetti IRCCS, fiori all’occhiello del Ministero della Sanità italiano); fu dichiarato tale dal Ministero della Sanità a riconoscimento dell’alto livello di assistenza sanitaria raggiunto nel campo ortopedico e traumatologico. Nel 2006 viene trasferito al sistema del servizio sanitario regionale dell’Emilia Romagna.
Il cuore del Rizzoli è la ricerca che viene svolta a più livelli, di base, clinica ma soprattutto c.d. “traslazionale”, con ciò intendendosi la ricerca effettuata con trasferimento bi-direzionale delle conoscenze scientifiche tra laboratorio e clinica, il che garantisce migliori risultati diagnostici e terapeutici per il paziente. Le linee (sei) di ricerca del Rizzoli si sviluppano su laboratori “storici” tra cui sei prevalentemente “biologici” e tre prevalentemente “tecnologici”  che hanno consentito al Rizzoli di mantenere l’assistenza a livello di eccellenza.
Il professor Baldi spiega che ciò che qualifica un ospedale è la casistica; la casistica consente infatti di avere più esperienza e illustra alcuni dati che, nell’ambito dell’oncologia , vedono il Rizzoli a livelli molto alti rispetto ad altri istituti a analoghi nel mondo. Anche le prove di tecnologia protesica ricostruttiva mostrano l’importanza della ricerca per analisi che devono essere fatte in laboratorio prima che sull’uomo. Il Rizzoli vanta inoltre il primo caso di ricostruzione della spalla nel mondo avvenuto nell’aprile 2008. Il professor Baldi ha poi illustrato, tra le diverse attività dell’Istituto Rizzoli, la patologia ortopedica medica  ed il Laboratorio Studi  Preclinici e chirurgici (il Laboratorio presso cui opera il professor Giardino) dedicato alla ricerca necessaria a testare, prima di utilizzarli sull’uomo, materiali e tessuti.
Se è noto ciò che l’Istituto Rizzoli ha fatto fino ad ora, non è dato conoscere il suo futuro  ma è possibile sapere ciò che il Rizzoli sta realizzando per il suo futuro: ci riferiamo in particolare al Tecnopolo a cui il Rizzoli ha dato il proprio contributo con sei nuovi laboratori di ricerca che saranno collocati alle ex Manifatture Tabacchi e che daranno lavoro a molti ricercatori, qui a Bologna. Infine il professor Baldi ha illustrato la non meno importante attività ospedaliera del Rizzoli i cui numeri sono veramente impressionanti. Grazie anche alla sua notorietà l’Istituto Rizzoli accoglie pazienti da tutte le regioni d’Italia e dall’estero. Nell’ambito dell’attività ospedaliera di alto livello, l’Istituto Rizzoli si distingue per l’attività protesica.
Il professor Baldi ha dunque concluso il suo interessante intervento evidenziando l’importante collaborazione che tale istituto ha con l’Università di Bologna e l’importanza dello sviluppo del Tecnopolo per il suo futuro.
Il professor Baldi a cui sono giunti i complimenti e gli applausi dei presenti per l’interessante relazione, ci ha promesso di aiutarci ad organizzare una visita guidata alle sale storiche dell’Istituto Rizzoli.

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RIUNIONE CONVIVIALE CON FAMILIARI ED OSPITI
- Lunedì 22 febbraio  2010 -

RotaryDay – 2° edizione
I ROTARY DI BOLOGNA PER I BAMBINI DEL GOZZADINI

Alla presenza di moltissimi soci, autorità rotariane, autorità cittadine e bolognesi, si è svolta la seconda edizione del RotaryDay, che quest’anno era a favore delle associazioni cittadine che operano per i bambini ospedalizzati: Fanep, Ageop, Amaci, Ansabbio e Il Cucciolo.

Il convegno si è sviluppato proprio in questo senso e ha messo l’accento sulle grandi cose che queste associazioni sono riuscite a realizzare ed ottenere con l’impegno dei volontari e con l’aiuto di molti sostenitori, fra i quali anche il Rotary. Pubblichiamo il discorso finale del convegno tenuto dal nostro Past President Dott. Paolo Malpezzi, ideatore e coordinatore della manifestazione.
“Care amiche e cari amici vi chiedo alcuni minuti di attenzione per trasmettervi le piacevoli sensazioni che mi ha dato questo incontro.
Prima di tutto la sobria e nel contempo coinvolgente illustrazione con cui le parole di Giuseppe e le immagini di Daniele ci hanno ricordato i principi e alcune esemplificative realizzazioni dei Club bolognesi che hanno caratterizzato questi anni di associazionismo rotariano. Un associazionismo caratterizzato dalla tolleranza, dalla dirittura morale, dall’amicizia e dal piacere di servire il prossimo e dedicato a promuovere la buona volontà tra le nazioni, così come ha scritto il nostro fondatore Paul Harris: “i cuori umani devono accettare in pieno che la comprensione e la buona volontà prenderanno il posto della paura e dell’odio”.
Poi l’insegnamento che ci è venuto dalle associazioni del Gozzadini che con l’impegno personale dei propri soci aiutano i bambini ammalati compiendo nei loro confronti un’opera di grande merito specialmente perché è rivolta a migliorare la qualità della loro vita e delle loro famiglie; il dolore e la sofferenza trovano conforto e ristoro in una parola amica, in un sorriso, in un luogo di cura organizzato in funzione del bambino e della sua famiglia, che oltre a curarlo lo accoglie e lo rallegra.
Infine desidero ricordare le sinergie che si sono realizzate intorno a questo secondo ROTARYday organizzato dai Club bolognesi. In primo luogo gli assistenti del Governatore insieme con i Presidenti dei 10 club che non hanno avuto esitazione nel promuovere e organizzare la manifestazione; permettetemi di ricordare in particolare i presidenti Aicardi, Malaguti e Montruccoli che con me hanno contribuito alla realizzazione di questa giornata. Poi l’Associazione Commercianti della Provincia di Bologna, che ha collaborato a questo evento sia perché dedicato ad associazioni di volontariato che ASCOM supporta e aiuta costantemente che perché convinta della validità e della credibilità dei principi e dei progetti che caratterizzano il Rotary. Lo stesso spirito ha animato anche le istituzioni che hanno patrocinato l’evento; le ringraziamo per la fiducia accordataci, che speriamo sia tale da ipotizzare per il futuro collaborazioni significative  con noi nel campo del sociale. Questo si potrà realizzare se saremo in grado di impegnare nel servire le risorse più importanti che i rotariani possono mettere a disposizione della comunità, che sono la professionalità, le conoscenze e la capacità di proporre idee e progetti. Abbiamo verificato che i risultati più significativi si conseguono quando insieme e più dell’elargizione di denaro si opera in prima persona per la realizzazione di progetti e si contribuisce con idee e competenze. Un particolare ringraziamento va alla VOLVO Auto Bologna e alla G.D. che hanno elargito alle Associazioni un importante contributo dimostrando grande generosità e apprezzamento per la nostra iniziativa.
Il convegno sta per concludersi, la festa no, dopo una rapido buffet ci apprestiamo ad assistere allo spettacolo “Un sorriso per i bambini” in riferimento al quale, citando Charlie Chaplin, che ci ricorda che “Un giorno senza sorriso è un giorno perso”, mi soffermo  sull’attività di Ansabbio e del suo presidente, il dr. Sorriso, che con grande disponibilità si è prestato a curare la regia dello spettacolo.
Dopo anni d’esperienza e ricerca, Dario Cirrone ha creato
la “Star-therapy ”, una nuova terapia del sorriso e del buon umore, che serve  a sostenere la medicina tradizionale e soprattutto dà il diritto ai piccoli pazienti e alle loro famiglie, di essere sereni anche se ospedalizzati
La “Star-therapy
” realizzata a favore dei bambini, oltre agli artisti, coinvolge operatori socio-sanitari e volontari che nelle vesti di personaggi delle favole (ansabbiotti), regalano ogni sabato giochi ai piccoli ricoverati, con l’augurio di una pronta guarigione e giorni felici. All’incontro partecipano di volta in volta personaggi dello spettacolo, sportivi, politici e professionisti con la finalità di allietare con la loro presenza i bambini e i loro familiari e di educare e sensibilizzare l’opinione pubblica ad un atteggiamento empatico e di uguaglianza,  per una migliore accoglienza sociale dei bambini e ragazzi diversamente abili.

Permettetemi di concludere questo convegno usando una bella frase di Madre Teresa: “Incontriamoci con un sorriso e una volta che avremo cominciato l’un l’altro ad amarci diverrà naturale fare qualcosa per gli altri” con la quale voglio ribadire come il Rotary sia nato e si sia sviluppato in 105 di attività intensa tramite l’incontro di eccellenti professionalità che nell’amicizia hanno trovato il piacere di servire il prossimo. Questo principio è stato alla base delle prime due edizioni del ROTARYday e auspico che sarà anche il riferimento fondamentale per l’edizione del
2011” .
La serata è proseguita con un buffet e con un piacevole e simpatico spettacolo diretto dal Dott. Sorriso Dario Cirrone, ai quali vanno tutti i nostri complimenti.
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Sfogliando ... consigli per una sana lettura       a cura di P.G.M.

Uno scrittore austriaco: Robert Musil (1880-1942).
Divenne famoso con “I turbamenti del giovane Torless”, pubblicato nel 1906,  nel quale è già presente l’idea dell’impossibilità di esprimere compiutamente l’esperienza attraverso
la parola. Scrisse poi nel “Unioni” e “Tre donne” che il pubblico dei lettori di quel tempo particolarmente apprezzò per il loro espressionismo.
La sua vita di scrittore la dedicò però quasi totalmente alla stesura del suo romanzo più famoso, “L’uomo senza qualità”, certamente una delle massime espressioni letterarie del ‘900.
In esso Musil demolisce con grande ironia i vari stereotipi della realtà degli anni che precedono la prima guerra mondiale, facendo magistralmente emergere la crisi dei valori del mondo occidentale contemporaneo.

 

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